Cosmetoginecologia

Varici

Varici arti inferiori

Reading Time: 3 minutes

Le varici degli arti inferiori sono delle dilatazioni permanenti, con lesioni delle pareti, delle vene della coscia e della gamba e derivano da una vera e propria patologia cronica che degrada le pareti delle vene stesse. Circa il 10% della popolazione soffre di varici alle gambe, più le donne rispetto agli uomini. Le vene varicose visibili sono solo la parte emergente dell’intera rete venosa nella quale scorre il sangue, dal basso verso l’alto. Il sangue venoso circola dal basso verso l’alto e dalla superficie del nostro corpo verso la profondità. A questo scopo le vene degli arti inferiori sono provviste di valvole, che permettono il flusso del sangue solo dal basso verso l’alto e impediscono il reflusso, cioe’ che il sangue ritorni verso il basso. Quando, a causa dell’indebolimento delle pareti delle vene e delle valvole stesse, si verifica un malfunzionamento di queste valvole, si ha un reflusso di sangue e una conseguente dilatazione delle vene.

Le vene dilatate sono riconoscibili come formazioni nodose e molli, che poi diventano tumefazioni bluastre e indolori. L’inefficienza valvolare si verifica più comunemente nella vena grande safena, che mette in comunicazione molte vene superficiali della gamba, ed è la causa più frequente delle patologie da reflusso venoso.

VariciIn questo caso il sangue tende ad andare verso il basso e dalla profondità verso la superficie creando una dilatazione delle vene superficiali e un ristagno di sangue. Il ristagno può provocare vari disturbi, quali: caviglie gonfie; pesantezza, dolori, tensione, torpore e affaticabilità, prurito, formicolio, crampi alle gambe; problemi alla pelle quali ulcere o eczemi; sintomi generali, quali cefalea, vertigini e instabilità dell’equilibrio.

Spesso le varici vere e proprie sono precedute da altri campanelli d’allarme come il raffreddamento di alcune zone delle gambe, la colorazione giallo grigiastro della pelle, la presenza di piccoli noduli sottopelle, la facilità all’ematoma, la pelle secca e lucida con comparsa di eczemi. I sintomi sono aggravati dalla stazione eretta, dal caldo, dall’iperlavoro.

Le complicazioni più frequenti, sono: edemi, infezione e trombosi, alterazioni trofiche cutanee fino alle ulcere, rottura ed emorragie.

Fattori predisponenti sono la familiarità, l’età, il sesso femminile, la sedentarietà, l’eccesso di peso, l’azione degli ormoni estrogeni e progestinici, la gravidanza, i cicli mestruali, la lunga permanenza giornaliera in piedi.

TRATTAMENTO
La scelta del trattamento richiede sempre un esame molto preciso del sistema venoso ed il trattamento proposto  dipenderà dal risultato di tale esame clinico ed eco-doppler, ma non esiste un trattamento standard poiché ogni situazione richiede una strategia specifica.

La terapia conservativa è basata sull’esercizio muscolare, l’uso di calze e bendaggi elastici e il riposo in posizione declive. La terapia medica usa sostanze sclerosanti e in alcuni casi il laser. La terapia chirurgica si adotta quando sia richiesta un’asportazione parziale o totale dei vasi ormai troppo tortuosi.

Il trattamento laser endovenoso è un’intervento ambulatoriale che sfrutta l’energia del laser per eliminare le vene varicose. L’intervento si svolge in anestesia locale, con una piccola incisione della pelle per far penetrare un ago molto sottile, che viene introdotto nella grande vena safena all’altezza del ginocchio. Si introduce la fibra ottica che trasporta la luce laser nella vena da trattare e, dopo aver attivato il laser, la fibra viene fatta arretrare molto lentamente. Dopo aver rimosso la fibra ottica e la guaina, si fascia la gamba con un bendaggio a compressione che deve essere tenuto per circa 2-3 giorni, quindi un collant a compressione di classe II che deve esser indossato per circa sette giorni. Durante questo periodo si possono riprendere le normali attività evitando bagni caldi e ginnastica intensa.

Se utilizzato in modo corretto e sulle lesioni indicate, il laser può essere risolutivo, senza essere in grado, però, di scongiurare le recidive. Possono servire dalle 2 alle 4 sedute ambulatoriali.