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La radiofrequenza

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La chirurgia praticata con il moderno apparecchio a radiofrequenza non deve essere confusa con l’elettrocauterizzazione, con la diatermocoagulazione medica o, in generale, con l’uso di congegni elettrici parzialmente rettificati, che non forniscono forme d’onda adeguate per tagliare chirurgicamente.
Pertanto, è necessaria una breve definizione della radiochirurgia e delle onde a radiofrequenza che producono questo fenomeno.

La radiochirurgia è un metodo non traumatico per tagliare e coagulare i tessuti molli, senza il dolore postoperatorio e la distruzione tissutale provocati dall’elettrocauterizzazione.

L’effetto d’incisione e taglio, noto come elettrosezione, si ottiene senza pressione manuale o frantumazione delle cellule del tessuto. L’effetto scaturisce dal calore generato dalla radiofrequenza, in particolare dalle resistenze che il tessuto offre al passaggio dell’onda a radiofrequenza che viene applicata con un sottile filo chiamato elettrodo chirurgico. Il calore disintegra e volatilizza le cellule sulla traiettoria delle onde e ottiene che il tessuto si divida come se fosse stato tagliato con un coltello affilato.
L’elettrocoagulazione è invece una distruzione non volatilizzante delle cellule tessutali per mezzo di un’onda a radiofrequenza.

La natura atraumatica dell’elettrosezione fornisce notevoli vantaggi. L’assenza di trauma tissutale provoca una guarigione del tessuto senza la fibrosi cicatriziale contrattile, che caratterizza tipicamente la guarigione della ferita creata col taglio manuale. Un vantaggio egualmente significativo è dovuto all’effetto sterilizzante della radiochirurgia.

La radiochirurgia, come somma di questi vantaggi, facilita, accelera e migliora in modo straordinario le procedure chirurgiche. Permette inoltre di diminuire o eliminare le sequele sfavorevoli del post-operatorio come il dolore, l’edema, l’infezione, e lo shock postoperatorio dovuto all’eccessiva perdita di sangue che spesso si verificano con gli strumenti tradizionali.

USO CHIRURGICO: IL BISTURI A RADIOFREQUENZA
Nel confronto fra le varie apparecchiature chirurgiche per taglio ed emostasi, quella che si basa sull’uso delle radiofrequenze ha dimostrato di offrire nel complesso le migliori prestazioni e la maggior versatilità.

Il bisturi a radiofrequenza presenta i seguenti vantaggi:

  • Le incisioni presentano scarsa emorragia, inoltre necrosi e carbonizzazione quasi inesistente, inferiore anche a quella dei migliori laser.
  • Gli studi istologici sulla valutazione delle differenze nelle incisioni hanno dimostrato che l’escissione con la radiofrequenza produce caratteristiche iniziali di guarigione della ferita simile a quelle del bisturi freddo.
  • Non esiste più pericolo di folgorazione né per l’operatore né per il paziente. Il paziente non è più a contatto con la piastra di terra.
  • Il set di strumenti collegabili con la sorgente di onde radio è costituito da numerose pinze mono e bipolari, da elettrodi tradizionali o ad ansa con funzione di taglio e coagulazione, ad ago o a sfera, incorporati o meno a sottili aspiratori.

shapeimage_8Tra i bisturi a radiofrequenza (o radiobisturi), i migliori sono quelli che raggiungono frequenze pari a 4 Mhz e che, caratteristica fondamentale, non prevedono il contatto tra il paziente e la piastra.

La Radiochirurgia è quindi una procedura in cui il tessuto organico è rimosso o eliminato per mezzo di un bisturi a radiofrequenza (o radiobisturi) capace di erogare un’energia elettrica con frequenza 8 volte superiore ai tradizionali elettrobisturi.
Tuttavia, al contrario dell’elettrochirurgia, l’energia elettrica nella radiofrequenza viene emessa ad alta frequenza (4 Mhz) e questo fa sì che la temperatura sul tessuto rimanga molto bassa: 30°-50° contro gli oltre 200° dell’’elettrofrequenza.
Questo perchè con la radiofrequenza l’energia non viene portata sul tessuto tramite una scarica elettrica, ma viene generata all’interno del tessuto stesso.

Meccanismo d’azione della radiofrequenza nella cosmetica
L’interazione radiofrequenza – tessuti biologici è mediata essenzialmente dalla produzione controllata di calore che agisce a livello dell’epidermide, del derma superficiale e profondo, del tessuto adiposo e della fascia.

L’effetto termico dipende dalle caratteristiche di conduttivita’ del tessuto trattato, per cui tessuti con maggiore impedenza, quello adiposo a esempio, generano maggior calore con conseguente maggior effetto termico.
Tale effetto si manifesta con una contrazione del sottocutaneo, l’aumento della produzione di collagene e la contrazione della fascia muscolare.

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