Contraccezione

Dispositivi intrauterini

Spirale (IUD)

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IUD – Spirale o dispositivi intrauterini
Dopo la pillola, come sicurezza contraccettiva, si colloca lo IUD (spirale) dispositivo che viene inserito all’interno dell’utero impedendo così l’annidamento di un ovulo eventualmente fecondato e che fa parte dei metodi contraccettivi “meccanici”. Per inserire lo IUD occorre una normalità dell’apparato ginecologico, infatti non è indicato in caso di malformazione dell’utero o di un suo iposviluppo o in presenza di fibromatosi.
Lo IUD presenta alcuni vantaggi rispetto alla pillola: il suo effetto è limitato solo all’apparato genitale della donna e l’inserimento richiede la decisione contraccettiva da parte della paziente soltanto una volta.
Di solito si raccomanda di inserire lo IUD durante le mestruazioni, ma può essere inserito in qualsiasi momento del ciclo, purché la donna non sia gravida.
L’inserimento del IUD causa una contaminazione batterica della cavità endometriale, che determina una reazione infiammatoria da corpo estraneo e attrae i neutrofili. La cavità endometriale, di solito, ritorna sterile in 24 h, ma l’infiammazione persiste. I prodotti del catabolismo dei neutrofili sono tossici per lo sperma e questa azione spermicida previene la fecondazione. La reazione infiammatoria cessa quando il IUD viene rimosso. L’incidenza mensile del concepimento, nel primo anno dopo la rimozione di un IUD, è la stessa di quando si interrompe l’uso del profilattico o del diaframma; dopo un anno il 90% delle donne che desiderano iniziare una gravidanza vi riesce.
Tra gli effetti collaterali e le complicanze il sanguinamento ed il dolore sono responsabili di oltre il 50% delle rimozioni di un IUD e si verificano nel 15% circa delle donne durante il primo anno e nel 7% durante il secondo anno di uso.
La percentuale delle espulsioni spontanee, più alta nelle donne giovani e nelle nulligravide, per la maggior parte dei dispositivi è maggiore durante il primo anno (circa il 10%) e si verifica, in massima parte, nei primi mesi dopo l’inserimento. Se si inserisce un nuovo IUD ci sono buone possibilità che esso venga trattenuto. Circa il 20% delle espulsioni avviene senza che la paziente se ne renda conto e può essere seguito da una gravidanza indesiderata.
La perforazione dell’utero è un problema potenzialmente grave, ma poco comune, che si verifica durante il posizionamento (1 su 1000 casi). Se non si riesce a visualizzare il dispositivo o il filo durante la visita ginecologica, si deve eseguire un’ecografia ed eventualmente una Rx dell’addome.

Tutti i dispositivi che si trovano in cavità peritoneale devono essere rimossi mediante la laparoscopia perché possono causare aderenze intestinali.

La contaminazione batterica della cavità uterina che si verifica al momento dell’inserimento, si risolve di solito dopo 24 h ed i fili dello IUD non rappresentano di per sé un tramite per l’ingresso di batteri all’interno dell’utero. Tuttavia, non si deve applicare lo IUD in caso di cervicite, perché il posizionamento causerebbe l’introduzione di batteri patogeni addizionali. Le infezioni pelviche che si verificano dopo 30 o più giorni dell’inserimento di uno IUD sono trasmesse sessualmente e non sono causate dalla spirale; possono essere trattate senza rimuovere il dispositivo a meno che l’infezione non sia grave o che la donna non sia gravida. Anche se le portatrici di un IUD hanno un’incidenza di salpingite clinica 3 volte maggiore rispetto alle donne che non lo usano e poiché il rischio di infezione dopo l’inserimento di un IUD è basso, la profilassi antibiotica sistemica al momento dell’inserimento non è indispensabile.

 

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