Mammografia
24 Ottobre 2014
Colposcopia
24 Ottobre 2014
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Ecografia

Tempo di lettura: 3 minuti

L’ecografia o ecotomografia è una indagine diagnostica che non utilizza radiazioni ma ultrasuoni, cioè onde sonore ad alta frequenza, per produrre immagini precise di strutture all’interno del corpo. In pratica usa lo stesso principio del sonar subacqueo, in cui l’eco, che si verifica alla interfaccia tra tessuti a diversa eco-consistenza, captato dal trasduttore, viene trasformato in segnali elettronici che vengono evidenziati su uno schermo determinando delle immagini che vengono lette dall’operatore. Questa tecnica è utilizzata routinariamente in ambito internistico, chirurgico e radiologico.

DSC00901Oggi infatti tale metodica viene considerata come esame di base rispetto a tecniche più complesse come TAC, RMN etc. L’ecografia è, in ogni caso, operatore-dipendente poiché vengono richieste particolari doti di manualità e spirito di osservazione, oltre a cultura dell’immagine ed esperienza clinica.
Gli ultrasuoni utilizzati sono onde generate in una sonda mantenuta a diretto contatto con la pelle della paziente con l’interposizione di un apposito gel (che elimina l’aria tra sonda e cute del paziente, permettendo agli ultrasuoni di penetrare nel segmento anatomico esaminato); la stessa sonda è in grado di raccogliere il segnale di ritorno, che viene opportunamente elaborato da un computer e presentato su un monitor. In ostetricia di solito l’ecografia viene associata alle immagini del feto, ma in realtà risulta utilissima anche nella diagnostica ginecologica, in particolare nella valutazione dell’utero, dell’ovaio e della mammella. Può essere effettuata con la tecnica tradizionale transaddominale o trans-vaginale.

Ecografia ostetrica
Durante la gravidanza:

  • entro la 10°-12° settimana per valutare vitalità fetale, età gestazionale, sede della placenta
  • a 20-22 settimane (ecografia morfologica) per valutare anomalie fetali
  • a 30-32 settimane (biometria fetale) per valutare alterazioni della crescita fetale
  • nelle procedure invasive selettive (amniocentesi, villocentesi)
  • ecoflussimetria fetale per valutare una sofferenza fetale

L’uso dell’ecografia a termine di gravidanza ha come scopo l’identificazione di gravi condizioni cliniche, non diagnosticate con altri sistemi, per migliorare l’esito neonatale.
I valori da esaminare sono:

  • Dimensioni fetali
  • Quantità del liquido amniotico
  • La maturazione e la localizzazione placentare
  • Anomalie fetali
  • La presentazione fetale

Translucenza nucale: (nuchal translucency, NT) o plica retronucale, corrisponde allo spessore della regione posteriore del collo fetale, compresa tra la cute e la colonna vertebrale. La sua misurazione ecografica si esegue tra la 10a e la 13a settimana di gestazione. Un aumento dello spessore della plica retronucale è spesso associato ad anomalie del cariotipo. Studi dimostrano che i markers ecografici sono validi per l’individuazione di feti a rischio di sindrome di Down, ma la NT da sola non è abbastanza sensibile per essere utilizzata come test di screening.

Test combinato: l’associazione della NT con i livelli di βHCG, la PAPP-A, l’età materna e quella gestazionale. Epoca migliore per questo test è l’11a settimana.

Ecografia ginecologica
Si utilizza, soprattutto con la metodica endovaginale, per la valutazione dell’utero in caso di presenza di miomi e per l’esplorazione non invasiva dell’endometrio in caso di perdite ematiche irregolari. Indispensabile, sempre con la metodica endovaginale, nella diagnostica delle cisti ovariche soprattutto per differenziare le cisti benigne dal tumore dell’ovaio. Esame estesamente utilizzata anche nella valutazione dell’infertilità femminile e nel monitoraggio dell’ovulazione spontanea o indotta con farmaci.

Ecografia mammaria
Si utilizza per diagnosticare la presenza di cisti liquide o di noduli solidi della mammella. Gli apparecchi più moderni permettono di evidenziare una cisti o un nodulo già quando raggiunge i 5 mm e di guidare un’eventuale biopsia o aspirazione con ago. Di solito è utile per approfondire l’esame di aree sospette alla mammografia ed aiuta a distinguere tra tumori benigni e maligni. Può essere utilizzata con successo nelle donne giovani ed in quelle con mammelle molto dense, con un costo inferiore alla RMN, ma va considerata comunque un esame accessorio rispetto alla mammografia.

 

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